Silenzio
È ciò dentro cui la creazione accade.
Scomposizione: Si-len-zio. Il suono “Si” richiama l’affermazione (Sì), il consenso all’essere. “Len” evoca la lentezza, il lenire (curare) e il lieve.
Assonanza: Con “Silo” (contenitore di chicchi/potenziale) e “Assenza”. È uno spazio che contiene anziché escludere.
Etimologia: Dal latino silentium, derivato da silere (tacere, non far rumore). La radice indoeuropea silo- indica uno stato di quiete, riposo, ma anche di fissità.
Nota chiave: In greco antico si usava sige (il silenzio sacro dei misteri) e hesychia (la pace interiore). Il silenzio è dunque una condizione di ascolto attivo, non di vuoto passivo.
Il Mito: Arpocrate, il dio del silenzio, raffigurato con il dito sulle labbra. Custodisce il segreto della trasformazione alchemica. Nella mitologia norrena, il silenzio è la forza di Vidar, il dio che sopravvive al Ragnarök (la fine del mondo) per ricostruire il nuovo.
La Filosofia: Per Pitagora, il silenzio era la prima prova per gli iniziati (cinque anni di silenzio). Per Wittgenstein, “su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”: il silenzio segna il confine tra il linguaggio umano e l’Ineffabile (il Divino).
Il silenzio è il grembo invisibile
È lo spazio in cui la volontà può scegliere e l’entusiasmo può risuonare.
Senza di esso la volontà diventa ostinazione cieca, continua a spingere senza più sapere verso dove.
Cosa fa il silenzio quando arriva
La paura restringe lo sguardo.
Il silenzio fa l’operazione contraria: allarga.
Nel rumore il presente è stretto e affollato.
Ci stanno dentro poche cose per volta, e sono quasi sempre le più urgenti e non le più importanti.
Nel silenzio il qui e ora si apre, e cominciamo a vedere le opzioni prima di doverle scegliere.
È la differenza tra decidere e reagire.
Reagiamo quando l’unica possibilità visibile è quella che ci sta arrivando addosso.
Decidiamo quando ne vediamo diverse insieme.
Cosa fa al desiderio
Nel silenzio il desiderio si spoglia.
Cadono le aspettative degli altri, le voci che ci dicono cosa dovremmo volere, il rumore di ciò che gli altri desiderano.
Quello che resta è nostro.
È l’unico modo per distinguere ciò che voglio da ciò che credo di dover volere.
Nel rumore le due cose hanno lo stesso suono.
Cosa fa all’entusiasmo
Se l’entusiasmo è il dio dentro,
il silenzio è il corridoio che gli lasciamo per raggiungerci.
Senza quel corridoio l‘entusiasmo lo confondiamo con l’eccitazione nervosa.
Si assomigliano nel corpo — battito veloce, energia in circolo, impazienza — ma vengono da due punti opposti.
Una nasce dal centro e si espande.
L’altra nasce dal rumore, brucia in fretta e ci lascia stanchi.
Il silenzio è ciò che ci permette di sentire la differenza mentre accade, invece di scoprirla dopo.
Cosa fa alla volontà
Il silenzio è la decompressione che impedisce alla volontà di irrigidirsi.
La volontà che non passa mai dal silenzio smette di orientare e comincia solo a spingere.
Continua a fare la cosa perché l’ha decisa, non perché la sta ancora scegliendo.
Nel silenzio la scelta viene ripresa in mano.
È lì che la volontà non colpisce ovunque, colpisce dove serve.
Il silenzio è il punto zero.
La pausa senza la quale non esiste melodia, perché una melodia non è fatta di suoni, ma di suoni e degli intervalli tra loro.
Nel creare, il silenzio fa tre cose.
Purifica il desiderio, ricarica l’entusiasmo, affila la volontà.
Non è ciò che viene prima della creazione. È ciò dentro cui la creazione accade.
Il desiderio ci mette in viaggio.
L’entusiasmo trasforma il viaggio in una danza.
La volontà tiene la rotta.La paura non è un quarto elemento: è ciò che stringe gli altri tre.

immagine creata con AI
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