ENTUSIASMO
Ciò che si accende in te improvvisamente quando dentro di te c’è tutto che dice sì.
Scomposizione: En-theos. Suona come un soffio interno, un’espansione del petto. La parola stessa è fatta di un dentro e di un dio.
Assonanze:Con anemos, che in greco è insieme vento, respiro e anima: la stessa cosa detta tre volte. E con “intuizione”, che comincia allo stesso modo — in, dentro. Le due parole indicano due movimenti che partono dallo stesso punto.
Etimologia: Dal greco enthousiasmos (en + theos), letteralmente “avere un dio dentro” o “essere nel soffio divino”.
Nota chiave: Tutto sta nella preposizione. En, non epi: dentro, non sopra. Il divino di questa parola non scende dall’alto su qualcuno, è già alloggiato. Ed è la ragione per cui l’entusiasmo non si invoca, si libera.
Mito e Filosofia: Enthousiasmos era in origine il termine per la possessione dionisiaca: il dio che entra e prende a danzare. Platone lo riprende nel Fedro come “divina mania” — la frenesia sacra che ispira poeti, profeti e amanti. Non è euforia superficiale, ed è importante il suo distinguo: non è nemmeno follia. È una forza che eleva l’uomo oltre i propri limiti, non che glieli fa dimenticare.
Psicologia: Per Jung l’entusiasmo è il segnale che l’Io si è allineato con il Sé: non stiamo facendo una cosa contro noi stessi. Nella psicologia del flusso è lo stato in cui la resistenza scompare, l’azione e chi la compie smettono di essere due cose separate, e il tempo cessa di contare.
Il dio è dentro
Di tutta la parola, la cosa importante è dove sta la luce.
Non arriva dall’alto.
Non è un dono che qualcuno ci fa in un momento fortunato, e non è un premio per chi lo merita.
È già dentro, e ci è sempre stata.
Questo cambia completamente la domanda.
Non è come faccio a trovare l’entusiasmo, ma cosa gli sta impedendo di uscire.
Non è euforia
L’entusiasmo si confonde facilmente con l’eccitazione nervosa.
Nel corpo si somigliano: battito veloce, energia in circolo, impazienza.
Ma vengono da punti opposti, e si riconoscono da come finiscono.
L’eccitazione nasce dal rumore, brucia in fretta e ci lascia stanchi e un po’ vuoti.
L’entusiasmo nasce dal centro, si espande, e dopo restiamo stanchi ma interi.
L’uno ha bisogno di alzare la voce.
L’altro no.
Come si riconosce ?
Il segnale più semplice è la sparizione della resistenza.
Non che la cosa diventi facile, spesso è difficilissima.
Ma smette di esserci un attrito interno.
Nessuna parte di noi che frena mentre un’altra spinge. Facciamo la cosa e basta.
E succede quella cosa curiosa con il tempo: alziamo la testa e sono passate tre ore che non abbiamo sentito passare.
È il contrario esatto della paura.
La paura contrae: spalle in avanti, respiro corto, sguardo stretto.
L’entusiasmo apre: il petto si allarga, il respiro scende, e cominciamo a vedere più lontano di quanto vedessimo un minuto prima.
Non si produce
L’entusiasmo non si fabbrica.
Non c’è tecnica che lo generi, e ogni sforzo di accenderlo a comando produce solo la sua imitazione, quella rumorosa, che stanca.
Quello che possiamo fare è togliere ciò che lo trattiene.
Il giudizio che arriva prima del gesto.
La parte che pianifica come verrà accolto.
Le ragioni ragionevoli per non cominciare.
Il rumore che ci impedisce di sentire cosa vogliamo davvero.
Non aggiungiamo niente. Facciamo spazio e quello che passa, passa da solo.
Quando manca
L’assenza di entusiasmo non è un difetto di carattere, ed è un errore trattarla come pigrizia.
È un’informazione.
Dice che da qualche parte l’energia sta trovando una diga: una cosa che facciamo senza volerla, un desiderio messo via, una parte di noi che non ha il permesso di esprimersi.
Vale la pena leggerla così, invece di rimproverarsi.
Un sintomo si ascolta, non si elimina lavorando di più.
Se l’entusiasmo è la presenza del divino nel qui e ora,
il desiderio è la bussola che ci indica la direzione verso di esso quando ci sentiamo smarriti.Insieme formano il motore dell’evoluzione umana: la spinta a colmare la distanza — il desiderio — attraverso l’ispirazione, l’entusiasmo.
