Linguaggio del Corpo

E’ la “voce dell’Inconscio” che non può mentire.

Scomposizione: Cor-po. Il suono “Cor” richiama il Cuore (Cor) e la Corazza. “Po” evoca il Potere o il Posto (occupare uno spazio).

Assonanza: Con “Porto” (luogo di arrivo e partenza delle energie) e “Porre” (mettere in atto). Il corpo è la “messa in forma” dell’anima.

Etimologia: Dal latino corpus, che indica un organismo intero, ma anche una sostanza solida. La radice indoeuropea kwrep- significa “apparire”. Nota chiave: Il corpo è l’epifania dello spirito. Non “abbiamo” un corpo, “siamo” un corpo che manifesta una vibrazione interiore.

Il Mito: Il Centauro. L’unione indissolubile tra l’istinto animale (il corpo) e la saggezza umana (la testa). Se il linguaggio del corpo è disallineato dalla parola, il Centauro è in guerra con se stesso.

La Filosofia: Merleau-Ponty parlava di “corpo vissuto” (Leib): il corpo non è un oggetto meccanico, ma il nostro modo di abitare il mondo. Per la Bioenergetica di Lowen, il corpo è la memoria cristallizzata di ogni emozione mai vissuta (l’Ombra fatta muscolo).

Il corpo arriva prima

Prima di aprire bocca abbiamo già detto quasi tutto.

Entriamo in una stanza e in pochi secondi, meno di quanti ne serve per finire una presentazione.

Chi ci guarda ha già ricevuto un messaggio completo.
Non l’abbiamo scelto, non l’abbiamo formulato, e non possiamo trattenerlo.

Il corpo non mente perché non sa mentire.

Non è uno strumento che usiamo, è la forma che prendiamo.

Il nostro corpo mostra, in continuazione, quello che sta succedendo dentro.

Cosa trasmette ?

Non trasmette chi siamo. Trasmette l’immagine che abbiamo di noi.

Ed è un’immagine fatta di due cose mescolate insieme.

La prima è quello che ci raccontiamo
Lo stesso ritratto che dipingiamo parlandoci, giorno dopo giorno.

La seconda è quello che crediamo gli altri vedano in noi
Gli sguardi che abbiamo raccolto, i silenzi che abbiamo interpretato, ciò che ci è sembrato di leggere addosso e abbiamo fatto nostro.

Il risultato non è la verità su di noi.

È il modo in cui ci sentiamo essere.

Ma è quello che esce.
Nelle spalle, nel respiro, in quanto spazio ci prendiamo, e esce intero, senza filtri e senza correzioni.

Il filtro dei primi secondi

Ed ecco la parte che cambia tutto.

Chi abbiamo davanti riceve quel messaggio prima di ascoltare una sola parola.
E da quel momento in poi non ci ascolta più a mente aperta, ci ascolta attraverso ciò che ha già percepito.

Le stesse identiche frasi, dette da un corpo aperto o da un corpo chiuso, non arrivano affatto uguali.
Nel primo caso questo lo possiamo fare suona come una proposta.
Nel secondo suona come una difesa, o come una domanda travestita.

Funziona anche al contrario, ed è utile saperlo.
Anche noi stiamo ascoltando gli altri attraverso il filtro dei loro primi secondi.

Molte volte quello che crediamo di aver capito di una persona lo abbiamo deciso prima che parlasse.

È il motivo per cui scegliere bene le parole non basta.
La parola arriva seconda, e trova il terreno già preparato da qualcos’altro.

Cosa possiamo guardare ?

La corazza

Le tensioni che ci portiamo da sempre.

Spalle alzate, bacino bloccato, respiro corto e alto, non sono difetti di postura.
Sono difese che a un certo punto sono servite, e che sono rimaste in forma di muscolo.

Il corpo trattiene quello che la mente ha messo via.
Per questo osservare dove siamo rigidi è un modo per vedere dove l’ombra fa da diga.
Lì l’entusiasmo non passa, e non passa da anni.

La micro-mimica

Mentre diciamo una cosa, un sopracciglio che si contrae o un piede che punta verso l’uscita ne dicono un’altra.

Vale anche in ricezione.
Quando qualcuno ci parla e sentiamo una contrazione allo stomaco, il corpo sta leggendo qualcosa che la mente non ha ancora messo a fuoco.

Con una cautela, però!
Il corpo è un radar, non un tribunale.

Segnala che qualcosa non torna. Non ci dice cosa, né di chi è la responsabilità.
È un invito a guardare meglio, mai una sentenza già scritta.

L’espansione

Quando siamo nell’en-theos (entusiasti), il corpo si apre da solo.

I gesti diventano fluidi, lo sguardo si fa profondo, il peso scende verso i piedi.

Qui il corpo smette di comunicare e comincia a irradiare.

Non sta dicendo qualcosa, sta essendo qualcosa.

Ed è la ragione per cui certe persone cambiano la temperatura di una stanza semplicemente entrandoci, senza aver ancora aperto bocca.

La pratica del presente

Il corpo vive sempre e soltanto adesso.

Non esiste un modo di avere i piedi ieri, o il respiro domani.

Ecco perché tornare alle sensazioni fisiche — il peso sui piedi, il battito, l’aria che entra — è la strada più rapida per uscire dai fantasmi del passato e del futuro e rientrare nel silenzio.

Non serve capire nulla. Serve solo accorgersi di essere qui.

Il centauro è in pace quando la testa e l’istinto vanno nella stessa direzione.

È in guerra quando le parole dicono una cosa e il corpo un’altra e chi ci sta davanti, quella guerra, la sente prima di noi.

Ma la coerenza non si recita.

Nessuna postura studiata regge più di qualche minuto, perché il corpo continua a mostrare l’immagine vera, non quella corretta a mano.

Il corpo cambia quando cambia il ritratto.

Ed è per questo che il modo in cui ci parliamo non resta mai una faccenda privata. Prima o poi si vede.