Potenziale
È ciò che può accadere fra noi e il mondo e quindi non si possiede, si incontra.
Scomposizione: Poten-ziale. La radice è potere, e il suffisso indica ciò che si trova nella condizione di. Non ciò che è, ciò che è in grado di essere.
Assonanza: Con “potenza”. La stessa forza, ma qui non ancora espressa, e soprattutto con “possibilità”. Le due parole vengono dalla stessa radice latina, posse.
Etimologia: Dal latino potentia, da posse, contrazione di pot-esse: essere in grado. In greco il termine corrispondente è dynamis, da cui vengono “dinamica” e “dinamite”: una forza compressa, che c’è tutta prima di manifestarsi.
Nota chiave: Il potenziale non è un patrimonio che abbiamo. È ciò che può accadere fra noi e il mondo e quindi non si possiede, si incontra. Cambia con il luogo, con le persone, con il momento.
Il Mito: Proteo, il dio marino che conosce ogni cosa e prende ogni forma: leone, serpente, acqua, fuoco. Chi vuole una risposta da lui deve afferrarlo e tenerlo fermo mentre si trasforma, senza lasciare la presa e senza spaventarsi. Solo quando finiscono le forme, Proteo torna se stesso e parla. È l’immagine esatta del potenziale: tutte le forme insieme, e nessuna vera finché non restiamo fermi abbastanza a lungo.
Filosofia: Per Aristotele ogni cosa esiste in due modi: dynamis, la potenza, e energeia, l’atto. La ghianda è una quercia in potenza; nulla la rende quercia se non un processo reale, nel tempo, in un luogo. Per Kierkegaard la possibilità è anche ciò che ci fa girare la testa: l’angoscia è “la vertigine della libertà”, quella che ci prende davanti a ciò che potremmo fare e non abbiamo ancora fatto.
Potenziale e possibilità non sono la stessa cosa
Sono parenti strette, e confonderle costa caro.
Il potenziale è indistinto. È tutto ciò che potrebbe accadere: enorme, informe, senza confini. Non ha ancora una strada, e proprio per questo non si può percorrere.
La possibilità è potenziale che ha preso una forma percorribile. Una via concreta, con un primo passo che si può fare domani mattina.
Il potenziale, da solo, non produce nulla.
Anzi, se resta indistinto pesa, perché sappiamo che c’è e non sappiamo dove metterlo. È da quel peso che nasce quella particolare stanchezza di chi sente di poter fare molto e non sta facendo niente.
Il passaggio dall’uno all’altra non è automatico.
È un lavoro, e ha dei passaggi precisi.
Il potenziale si incontra
Prima di tutto, non è tutto dentro di noi.
Il potenziale non è un deposito personale da estrarre a forza.
È quello che si crea nell’incontro con una persona, con un luogo, con un problema che ci chiama, con un momento storico.
La stessa persona, in due contesti diversi, ha potenziali diversi.
Non perché valga di più o di meno, perché il potenziale è una relazione, non una proprietà.
Questo toglie un peso e ne aggiunge un altro.
Toglie l’idea che tutto dipenda dal nostro sforzo.
Aggiunge una responsabilità. Starci, nei luoghi e con le persone dove qualcosa può accadere.
Perché serve stare fermi
Il potenziale non si vede correndo.
La paura restringe il campo
Quando siamo contratti, le possibilità visibili si riducono a due o tre, quelle che entrano nella fessura.
E quelle due o tre non sono le migliori, sono solo le più vicine.
Il silenzio fa il contrario: allarga.
E la presenza, restare fermi in noi stessi,
senza scostare lo sguardo è ciò che ci permette di stare abbastanza a lungo davanti a una cosa perché la cosa si mostri.
È Proteo. Il potenziale prende una forma dopo l’altra, e la tentazione di lasciare la presa arriva sempre.
Cambiamo argomento, ci distraiamo, decidiamo in fretta pur di non stare nell’incertezza. Chi tiene, vede.
Ed è il motivo per cui una mente quieta non si limita a scegliere fra le opzioni già visibili.
Comincia a vederne di nuove, che prima non esistevano nemmeno come possibilità.
Il discernimento riconosce le vie
Vedere molto non basta.
Anzi, vedere molto senza saper distinguere è un altro modo di restare fermi.
Il discernimento separa il grano dalla pula, distingue le possibilità vere dalle fantasie.
Il criterio è semplice
Una possibilità ha un primo passo. Qualcosa di piccolo, concreto, che si può fare entro pochi giorni, e che dipende da noi.
Se non c’è quel primo passo, quella non è una possibilità. E’ un desiderio non ancora tradotto, oppure un racconto.
E vale l’altro criterio, quello del respiro.
Una via giusta lascia spazio. C’è tempo, non c’è fretta.
Una via che parte dalla paura porta urgenza. Bisogna decidere subito, prima che sia troppo tardi.
L’urgenza non indica mai la strada, indica che qualcosa ci sta spingendo.
Attenzione anche alle possibilità luccicanti.
Buone sulla carta, prestigiose, difficili da rifiutare, e completamente fuori rotta. Sono le più costose, perché per rifiutarle bisogna avere già chiaro dove si sta andando.
L’attenzione è la moneta
Qui entra la cosa che decide tutto, e che quasi nessuno conta.
L’attenzione è finita.
Ogni cosa a cui la diamo è una cosa a cui, senza accorgercene, la stiamo togliendo.
Non è una metafora contabile: è la nostra vita, distribuita.
Una possibilità diventa reale solo dove l’attenzione si posa e ci resta.
Non basta averla vista.
Va guardata a lungo, ripetutamente, fino a che comincia a organizzarsi.
Quel restare è precisamente ciò che il rumore ci impedisce di fare.
Per questo il potenziale più grande si perde quasi sempre nello stesso modo.
Non perché abbiamo scelto male, ma perché non abbiamo scelto affatto, e l’attenzione si è sparsa su venti cose che non ne chiedevano nessuna.
La sequenza che porta all’abbondanza
Messe in fila, le parole di questa sezione formano un percorso.
Il silenzio e la presenza ci mettono nella condizione di percepire il potenziale, cioè di stare fermi davanti a ciò che ancora non ha forma.
Il discernimento riconosce, dentro quel potenziale, le possibilità. Le vie che hanno un primo passo.
Il desiderio sceglie la direzione.
È lui che dice quale via, fra le tante percorribili, è la nostra, e senza di lui restiamo con una mappa di strade tutte ugualmente valide e nessuna motivo per prenderne una.
La volontà tiene la rotta quando la via si fa lunga e nulla intorno conferma ancora che era quella giusta.
L’attenzione è ciò che ogni giorno rimette la mano sul remo.
Il talento è il modo particolare in cui, attraverso di noi, quella via viene percorsa.
L’entusiasmo è il segnale che siamo sulla via giusta. Quando la resistenza interna sparisce e il tempo smette di contare.
Quando ciò che portiamo incontra qualcuno per cui è un beneficio, il valore comincia a circolare.
È lì che nasce l’abbondanza , che non è accumulo, ma movimento.
Realizzare il massimo del proprio potenziale non significa fare tutto ciò che potremmo fare.
Significa il contrario. Sceglierne poche di cose, e starci dentro fino in fondo.
Il potenziale è enorme proprio perché non è ancora niente.
Una possibilità è piccola, perché è già qualcosa.E si vive di possibilità, non di potenziale.

immagine creata con AI
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