Intuizione

E’ il lampo che ti fa sentire istantaneamente la verità.

Scomposizione: In-tui-zione: “In” (dentro) + “Tui” (da tueri, guardare/proteggere). Suggerisce un guardare dentro che al contempo custodisce una verità.

Assonanza: Con “Istruzione” (ma interna) e “In-tutto” (vedere il tutto nel frammento). È la capacità di cogliere l’intero in un istante.

Etimologia: Dal latino intueri, composto da in (dentro) e tueri (guardare). Letteralmente: “guardare dentro con attenzione”. Non è un guardare superficiale, ma un atto di penetrazione oculare della realtà.

Il Mito: L’Occhio di Horus o il Terzo Occhio (Ajna Chakra). Rappresenta la visione che va oltre la dualità (giusto/sbagliato, bianco/nero) per cogliere l’essenza. È legata ad Atena, che nasce già armata dalla testa di Zeus: la sapienza che emerge pronta e compiuta.

Filosofia: Per Spinoza, la conoscenza intuitiva è il grado supremo della mente, quella che vede le cose “sotto l’aspetto dell’eternità”. Per Bergson, è l’unico modo per cogliere la durata reale e la vita, laddove l’intelletto logico può solo “sezionare” la realtà morta.

Il primo lampo non parla

L’intuizione arriva prima delle parole.

È il primo lampo che ci attraversa in un momento di presenza e di silenzio e non è un pensiero veloce.

Non è proprio un pensiero.
Non conclude niente, perché non ha percorso nulla: sa e basta.

La logica ha bisogno di tempo.
Va da A a B, da B a C, e a ogni passaggio chiede conferma.
L’intuizione tiene C in mano prima ancora di aver guardato A.

Per questo arriva intera, come Atena che nasce già armata.

Non si costruisce, compare.
E dura un istante, quel tanto che basta perché la riconosciamo, prima che cominci il rumore.

Poi la mente prende la parola

Subito dopo, arrivano le parole. Ed è qui che succede la cosa importante.

Le parole non arrivano per capire meglio. Arrivano per farci restare dove siamo.

Non è il momento. Non ho le competenze. Prima devo sistemare quest’altra cosa.
Chi me lo fa fare. È troppo rischioso. Sarebbe irresponsabile.

Non sono frasi stupide. Sono ottime frasi, argomentate, ragionevoli, spesso vere.

Ed è esattamente il punto. La ragionevolezza è il travestimento migliore.

Se le motivazioni fossero deboli non ci convincerebbero, e allora non servirebbero a nulla.

Ognuna di quelle frasi ha un unico compito.

Sostituire il lampo con un ragionamento, così che alla fine non stiamo rinunciando, stiamo valutando.

Perché restare costa meno

La mente non fa questo per cattiveria. Fa il calcolo che le riesce meglio.

Muoversi costa subito.
Rimettere in discussione quello che abbiamo costruito, ammettere che una cosa non ci soddisfa più, deludere qualcuno, ricominciare un pezzo.
Il conto arriva tutto insieme e si vede benissimo.


Restare costa di più, ma dopo, e a rate piccole.
Una giornata alla volta, così piccole che nessuna sembra mai la voce da contestare.

Solo che quelle rate le paghiamo con qualcosa di preciso.
Con il desiderio che smettiamo di tenere presente, con il talento che non incontriamo, con l’entusiasmo che non viviamo.
È il prezzo che non compare da nessuna parte finché, un giorno, non è già stato pagato tutto.

Come si riconosce ?

C’è un criterio semplice, e sta tutto nel suono.

Il lampo è muto.  La paura è loquace.

L’intuizione arriva intera e non chiede di essere difesa.
Non porta argomenti, perché non deve vincere nessuna discussione.

Le ragioni per non muoversi, invece, argomentano e più argomentano, più stiamo ascoltando qualcos’altro.

Se dobbiamo convincerci, non era intuizione.
Se dobbiamo convincerci del contrario, probabilmente lo era.

Spesso il lampo si presenta prima nel corpo che nella testa.
Uno stringersi, un allargarsi, un sì fisico arrivato senza permesso.

Con la stessa cautela di sempre. E’ un segnale da guardare, non una sentenza già scritta.

Un lampo senza passo diventa rimpianto

L’intuizione unisce in un istante il desiderio e la volontà.

La spinta e la direzione, insieme.
Quando intuiamo davvero non dobbiamo più scegliere, perché la strada si è illuminata da sola.

Ma resta da farci un passo.

L’intuizione che non diventa azione non si conserva, si trasforma.
Diventa quella cosa che sapevamo, e che a un certo punto ci ricordiamo di aver saputo.

E la mente, va detto, non è il nemico.
Il suo momento è dopo, quando serve capire come fare una cosa che abbiamo già deciso di fare. Il problema nasce solo quando parla per prima, e decide al posto nostro.

Non dobbiamo produrre intuizioni.

Arrivano da sole, e arrivano più spesso di quanto crediamo.

Quello che possiamo fare è più semplice e più difficile: fare silenzio, e non coprire il lampo con le prime parole che passano.

Tra il lampo e la parola c’è uno spazio.

È lo stesso spazio di sempre ed è ancora lì che sta tutta la nostra libertà.