Non Riesco a Delegare

“La trappola del faccio prima io”

Necessità: delegare davvero, senza dover ricontrollare ogni passaggio

Sintomi visibili:decisioni che tornano sempre sul tuo tavolo, incarichi affidati e poi ripresi a metà strada, collaboratori che chiedono conferma prima di ogni mossa

La risposta Automatica: «Faccio prima da solo, e almeno so che è fatto bene.»

Costo invisibile: un’impresa che non può crescere oltre le ore disponibili di una sola persona, e un team che smette di proporre

Delegare è trasferire il criterio con cui quei compiti verranno valutati ed eseguiti, non solo distribuirli.

Quando affidi l’attività, ma trattieni il metro di valutazione, chi la riceve può soltanto eseguire e sperare di aver indovinato.

Al primo dubbio ti riporta la questione indietro, perché è la mossa più economica che ha a disposizione.
E’ l’unico comportamento sensato dentro un sistema in cui l’ultima parola resta comunque la tua.

È il tipo di prova che sembra confermare un sospetto diffuso: che senza di te, qui, non si va avanti.
È la struttura stessa a produrre quella prova, ogni giorno, e a restituirtela sotto forma di agenda piena.

Finché il criterio non si sposta, la delega resta un trasferimento di lavoro senza trasferimento di potere, e ogni lavoro trasferito torna sempre al mittente.

Fai un test semplice (e scomodo).

Immagina due settimane di assenza reale, senza telefono acceso e senza controlli serali e/o mattituni.

Non quali attività si fermerebbero, quello è prevedibile.

Quali decisioni resterebbero sospese in attesa del tuo rientro.

La lunghezza di quell’elenco dice quanta parte dell’impresa passa ancora dal tuo giudizio personale.

L’Audit della Padronanza mappa i punti in cui le decisioni si fermano e chi, nei fatti e non nell’organigramma, ha l’autorità di prenderle.

Peculiarità: Potrai notare che delegare, è più che una questione di fiducia, un problema d’identità.

Delegare bene significa diventare, un passo alla volta, meno necessario nell’operativo quotidiano.

Prima ancora di essere un guadagno di tempo, questa è una perdita, e spesso la si avverte come tale molto prima di riuscire a nominarla.

Ci sono (almeno) due modalità osservabili della delega:

  • Scaricare un compito, quindi consegnare l’attività e tenersi la decisione.
  • Consegnare l’attività, il criterio con cui valutarla, il margine di errore ammesso e il diritto di scegliere dentro quel margine.

La prima libera qualche ora e ti riporta indietro il problema entro pochi giorni.

La seconda costa molto di più all’inizio, perché richiede di rendere esplicito un metodo che hai sempre applicato per intuito, e ripaga per anni.

Riconoscere le dinamiche che danno soddisfazione nel vedere fatto tutto esattamente come l’avresti fatto, o l’attesa del delegato, spesso legata al timore di non essere all’altezza dell’aspettativa, è un gran passo.

Significa smettere di cercare la persona giusta a cui delegare, e iniziare a creare le condizioni in cui delegare diventa possibile e piacevole, conferendo reale responsabilità, permettendo anche l’appagamento ed il riconoscimento della scelta giusta.

Oltretutto, i dubbi, quelli veri, sono quelli che ti troverai sul tavolo – decisioni strategiche da prendere.

Accade quando nessuno si nasconde più.

Un  problema è una cosa da affrontare insieme.