Marcela Grohova
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Manipolazione sul Posto di Lavoro | Dal Piacere al Bisogno
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Scopri come frustrazione strutturata trasforma il tuo piacere in bisogno lavorativo. Riconosci i test del manipolatore aziendale e difendi i tuoi talenti.

Manipolazione sul Posto di Lavoro | Dal Piacere al Bisogno

Perché OBBEDIRAI sempre e ringrazierai il MANIPOLATORE per il piacere che ti concede

Mi sono detta che è ora di illustrare ciò che si può osservare CONCRETAMENTE nel vissuto di tutti i giorni. Non teorie. Questioni pratiche.
Non mi limito a questo, indico anche le ricerche per poter autonomamente approffondire, ANCHE SE, LO SCOPO è andare oltre, quindi, in questo caso RITROVARE IL SEMPLICE PIACERE DI FARE ciò che si ha piacere di fare (esprimere i propri talenti) e NON farsi più manipolare.

“Cavalcando il Drago” – conosci te stesso 


Cosa è successo?

Mettiamo che ti piace essere autonomo, mettiamo che “sai il fatto tuo” e a quest’ora hai l’esperienza necessaria per fare bene il tuo lavoro e ne trai appagamento.

E’ vero che non tutto piace, ma nella tua quotidianità ci  sono alcune attività che hai proprio piacere di fare.
I colleghi ti ascoltano e collaborano volentieri, sembra che tutto abbia senso e l’azienda ne trae un evidente beneficio, così come i clienti.

Poi accade che:  Arriva un nuovo collega, un nuovo collaboratore, un nuovo capo, piuttosto che si fa una riunione, dove hai la sensazione che tutto è stato già deciso dapprima. Alcuni si mettono a discutere, altri fanno scena muta.

L’esito è che la tua esperienza viene snobbata, le procedure che sono nate spontaneamente vengono cambiate, stravolte.
Si citano numeri parziali. Vengono evidenziati elementi che attestano una presunta inefficienza, là dove, se si osservassero davvero i fatti e numeri completi nel contesto, emergerebbe che va bene ciò che fai.

A volte interi gruppi vengono “compressi nel fare” e “declassati”, asserendo che lo si fà per perseguire la crescita dell’azienda.

Ma tu, dentro di te vedi la scena del titanic. Ti dicono che l’azienda vuole espandersi ed è perciò limita alcune azioni, ma nella tua testa è chiaro che così, l’azienda va a sfracellarsi sugli scogli.

A quel punto, cosa fai? (potrai, leggendo scoprire su cosa, dentro di te, si fa leva)


QUALE E’ il meccanismo?

[Piacere Intrinseco] ➔ Spontaneo, legato all’autonomia (Autodeterminazione)
↓
[Mappatura/Test] ➔ Il manipolatore individua la leva
↓
[Privazione/Blocco] ➔ Creazione del “Mancato appagamento” e Scarsità
↓
[Generazione Bisogno]➔ Il “Volere (liking)” diventa ” desiderare (wanting)” compulsivo (Ansia da privazione)
↓
[Transazione/Accordo]➔ Il collaboratore “paga” in obbedienza per riavere la concessione


Tecnicamente questa è una

MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA A MEZZO FRUSTRAZIONE STRUTTURATA 

Nel contesto aziendale disfunzionale / tossico

il meccanismo neurobiologico e psicologico schematizzato sopra è una forma di condizionamento “strategico” o manipolazione relazionale.
Il manipolatore NON è uno stratega, usa in modo istintivo dinamiche di potere apprese sin da bambino – NON è forte, anzi, al contrario

Questa tecnica che appare una strategia è soltanto un meccanismo diffensivo di sopravvivenza che nasconde la propria debolezza e percepita insignificanza e lo fà ad ogni e qualsiasi costo. 

trasforma

  • una talento o un’abilità del collaboratore (il piacere intrinseco per il lavoro, le competenze ad esempio)
    in
  • una leva di controllo (un bisogno che deve dipendere dall’approvazione del manipolatore)

Di seguito vediamo la sequenza esatta di questa dinamica attraverso diverse lenti disciplinari, integrando le fonti della letteratura scientifica pertinente.

 

No, non te la stai sognando questa situazione. Sono in molti che l’hanno sia vissuta che osservata che studiata. 


QUINDI?

FASE 1 – la profilazione
Il “Tastare e Testare”

Il manipolatore individua i fattori di motivazione intrinseca del collaboratore.

Questi fattori autonomia, compiti creativi, visibilità, gestione di un progetto specifico rappresentano il “piacere lavorativo” del potenziale soggetto da frustrare.

Chi va frustrato viene identificato come naturale concorrente (un qualcuno più stabile e/o più abile nel suo campo rispetto al manipolatore), un qualcuno che non ha bisogno, va avanti in modo autonomo che il manipolatore percepisce come NON dipendente da lui)

Lente Psicologica (Teoria dell’Autodeterminazione)

Decis e Ryan (Self-Determination Theory, 1985) identificano tre bisogni innati

  • Autonomia
  • Competenza e
  • Relazione

Il manipolatore mappa quale di questi canali genera più “piacere lavorativo” nel collaboratore per usarlo come bersaglio.

Tradotto in pratica:

  • se sei autonomo, il manipolatore vorrà renderti dipendente dalle sue decisioni
  • se sei competente, il manipolatore sminuirà le tue competenze e limiterà il tuo raggio di azione
  • se sei abile nel comunicare con i colleghi e ti trovi bene in tanti svariati contesti, il manipolatore farà in modo che tu ti isoli e/o creerà delle interruzioni nelle comunicazioni (renderà difficile, complessa la comunicazione dei lavori da svolgere CREANDO DEI BUCHI dove non si sa come esattamente fare)

Lente Neuroscientifica

Il manipolatore osserva i segnali comportamentali associati al rilascio di dopamina e al sistema di ricompensa del collaboratore.

In pratica potrai osservare come il manipolatore vuole sapere e cerca di caripre ciò che ti entusiasma, quale è la cosa che ti rende proattivo, dove rendi meglio, cioè, quali sono picchi i tuoi picci di produttività in determinati compiti.

Se per caso non lo sapessi (più), dove il lavoro ti riesce meglio, puoi usare questo al contrario. Quando ti senti frustrato nel NON poter fare un certo lavoro, ecco, lì, potenzialmente puoi riuscire ad ottenere un ottimo risultato e anche trovarvi il tuo personale appagamento.

Nel testare e tastare il manipolatore cerca di creare una relazione, un rapporto di fiducia, ti chiede cose personali. Ti dice che anche lui ha il tuo stesso problema.

Il suo scopo non è conoscerti, è di farti sentire a tuo agio per farti parlare e osservarti per vedere cosa ti distende, cosa ti stressa, per usare ogni singola informazione trasmessa.

Come ti accorgi che ti sta tastando?

Delle cose di cui parli in concreto non gli interessa granché. Le menziona, ma cerca di suscitare una qualche emozione, cerca la tua comprensione.

Se deve ripartire con il test perché non stai corrispondendo o rispondendo alle sua aspettative, spesso finge che cade la linea del telefono.

Oppure dice che non sta tanto bene. Cambia il tema.
Le modalità sono molteplici. Hanno una cosa in comune, il lavoro (l’attività specifica) NON c’entra come ti fa sentire. 

 


FASE 2

La Frustrazione e la Limitazione Coercitiva

Una volta individuato ciò che dà piacere, il manipolatore introduce barriere arbitrarie o regole stringenti per bloccare l’accesso a quell’attività.

Il piacere viene deliberatamente razionato o negato.

Riferimento Scientifico: Festinger, L. (1957). A Theory of Cognitive Dissonance. Stanford University

Si verifica una PRESSIONE Dinamica

Bloccando l’accesso al piacere lavorativo, il manipolatore crea una profonda dissonanza cognitiva e uno stato di frustrazione da mancato appagamento (Amsel, 1958).

Il collaboratore sperimenta un crollo del suo stato d’animo, che eleva l’attività desiderata da “semplice preferenza” a “ossessione o urgenza psicologica”.

Effetto Scarsità

Cialdini, R. B. (1984) nel modello di persuasione spiega che l’accessibilità limitata di una risorsa ne aumenta drasticamente il valore percepito.
Il compito che prima era un piacere naturale diventa un bene prezioso e scarseggiante.


FASE 3

“Comprare” la Concessione

La Conversione in Bisogno e l’Accettazione del Compromesso

A questo punto, il circuito edonico (liking) è stato sostituito dal circuito della motivazione compulsiva (wanting).

Il collaboratore non cerca più il compito per il puro piacere di farlo, ma per alleviare l’ansia e la frustrazione della privazione.

Per riottenerlo, è disposto a scendere a patti, accettando condizioni che prima avrebbe rifiutato (straordinari non pagati, carichi di lavoro eccessivi, tolleranza di abusi verbali).

Riferimento Scientifico: Skinner, B. F. (1953). Science and Human Behavior. (Modello del Rinforzo Intermittente e Condizionamento Operante).

Nei contesti di sottomissione indotta, il rinforzo intermittente (concedere il piacere solo a patto di totale obbedienza) è lo strumento più potente per creare una dipendenza comportamentale stabile e difficile da estinguere.

La percezione del collaboratore subisce una transizione di fase. Il “vettore di stato” mentale si sposta da una posizione di cooperazione paritaria a una di sottomissione per necessità.

Il manipolatore diventa l’unico “riduttore di incertezza”, mezzo e strumento per ottenere e l’unico distributore della ricompensa.


La domanda sorge spontanea: Cosa fare quindi?

E’ chiaro che il meccanismo descritto è un preciso schema comportamentale messo in atto consciamente o inconsciamente, poco importa, il risultato è DANNOSO per chi vi cade.


Qui alcuni passi concreti per rendere se stessi consapevoli del proprio piacere

Riconosci ciò che ti piace / ciò che genera il valore aggiunto
Trovi un’attività che fa parte della tua sfera lavorativa appagante? Può indicare un tuo talento. Scoprilo.
C’è una qualche parte della tua attività che migliora nettamente il risultato aziendale?

Riconosci ciò che si vuole frustrare
Niente accade per caso. Se ti trovi in competizione, se ti trovi nella condizione dove “ti si vuole spuntare le ali”, verosimilmente, la tecnica verrà usata è proprio questa: convertire un tuo piacere in un bisogno viscerale a mezzo frustrazione.
Ascolta bene l’intento reale dietro ad una tua autonomia ristretta, dietro alla denigrazione di una tua caratteristica, dietro ad un demansionamento o ridimensionamento del tuo raggio di azione.

Fa ti accompagnare e accompagnati
Non affrontare l’ignoto operativo da solo.
Accetta il rischio del test, ma fa ti accompagnare da chi quel percorso lo ha già tracciato, mappato e portato fino in fondo.

Non è obbligatorio cedere e “comprare” ciò che è già tuo.
Tieni presente che nessuno farà niente al posto tuo. Ciò che ti piace va delineato da te stesso.

 

AZIONI CONCRETE:

  1. TROVATI UNA PERSONALE SODDISFAZIONE oltre al lavoro. Il manipolatore NON smetterà di volterti errogare l’appagamento secondo i suoi parametri. Se hai un qualcosa di tuo, indipendentemente dal lavoro, ad esempio uno sport, un hobby, segui un progetto, TI AUTOSODDISFI con la tua propria errogazione di dopamina.
    Questo riduce il valore di scarsità della soddifazione lavorativa bloccata. Se il sistema dopaminergico è nutrito altrove, il compito sottratto dal manipolatore smette di essere percepito come un bisogno vitale primario.
  2. DISACCOPPIA la tua esistenza e soddisfazione dal lavoro. 
    Valuta consciamente e verbalizza (esponi anche in parole) un qualcosa del tipo: “Questa attività mi piaceva, ma non sono disposto a sottostare alla denigrazione e limitazione per poterla ancora fare. Non è più un piacere.”
    Accompagni te stesso nel prendere coscienza del fatto che un tuo piacere è stato frustrato. Ne troverai più facilmente un altro INDIPENDENTEMENTE da una vincolante condizione di ricatto.
  3. NON DARE DA MANGIARE è un nome “inventato” attraverso i numerosi dialoghi che ho condotto. Il manipolatore si basa sul tuo feedback emotivo, sempre. Se mostri totale neutralità emotiva di fronte ai test del manipolatore, il manipolatore non ha nessuna leva da usare.
    Quando il manipolatore nega l’attività piacevole per osservare la reazione di frustrazione, hai da trovare il modo per rispondere in modo piatto, burocratico e privo di micro-espressioni di disappunto o ansia. Questa è la parte più difficile e si può allenarla.
    Se il manipolatore non ha conferma della tua frustrazione, perde la mappa di te e si agita. 
  4. RIPROGRAMMA il meccanismi della tua mente 
    Il manipolatore riscrive continuamente la realtà. Noterai che userà frasi come: “Non hai capito bene.”, “Te lo spiego io”, “Non intendevo questo”. Cercherà in tutti i modi creare una relazione di fiducia, allentare le tue difese. Ma anche questo fa il suo gioco, perché il sistema nervoso già è in allerta. Appena un qualcosa viene frustrato si attiva e questo non solo restringe la tua visuale, ma rende anche più friabile la tua memoria. Potresti ricordare cose mai avvenute, perché il manipolatore ti disegnerà nella testa ragioni e torti mai accaduti.
    NON smetterà mai, perché il manipolatore è in uno stato di bisogno ossessivo a sua volta. Ti vuole fare credere che “se fai il bravo”, la pressione calerà. 
    Ciò che puoi fare tu è annotare ogni piccola cosa che ti fa sentire ansia, disappunto, frustrazione e letteralmente disinnescarla, facendo sentire a te stesso che tu stai disegnando i tuoi confini e che nessuno davvero può violarli.  Anche dando il nome alla situazione, emozione aiuta a prendere consapevolezza e determinare noi stessi la propria mappa.


Le tecniche manipolative sono una moltitudine. 

Ciò che conta è la tua consapevolezza di te e la volontà di proseguire, di godere del proprio piacere, senza consegnarsi tra le mani di chi ha la volontà di rendere il tuo piacere una leva per farti cedere.

Il limite di ciò che credi possibile e sicuro si amplia, facendo, compiendo azioni che vanno a buon fine.
Se l’articolo ti è piaciuto e hai piacere di farti accompagnare in concreto, il primo passo è – Dialogo MeTeOra

 

#conoscersi, #ilrisvegliodelsovrano, #manipolazionesulpostodilavoro, #leadershipConsapevole, #tuopiacere e #tuobisogno

 

Tags: crescita manageriale, gestione del cambiamento, il risveglio del sovrano, leadership consapevole
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